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CONFERENZA NATURALMENTE VERONA 2 OTTOBRE 2010: TECNOLOGIE DELLA DECRESCITA E FINANZA ETICA, IL FUTURO POSSIBILE

All’interno della manifestazione Naturalmente Verona si è svolto sabato 4 ottobre a Palazzo da Lisca in Piazza Isolo, l’incontro Tecnologie della decrescita e finanza etica, il futuro possibile. All’incontro, organizzato dal Circolo locale MDF di Verona, sono intervenuti Maurizio Pallante, presidente di MDF (Movimento della Decrescita Felice) e Fabio Salviato, già presidente di Banca Etica e presidente del MES (Movimento Etico-Solidale).

I due relatori sono stati introdotti da Luca Salvi, coordinatore del GIT di Banca Etica di Verona, che ha ricordato che l’appuntamento si rinnovava per il secondo anno e rappresenta l’ulteriore tappa di un percorso che vede uniti MDF e il mondo dell’economia solidale e della finanza etica. Francesco Badalini , fondatore e coordinatore del circolo MDF di Verona, ha aggiunto che si tratta di un percorso basato su temi concreti e con obiettivi pratici. Ha ricordato inoltre il primo convegno nazionale sulle Tecnologie della Decrescita in programma dall’8 al 10 ottobre 2010 a Perugia, tappa fondamentale di questo percorso.

Maurizio Pallante: ridurre il consumo di energia e di risorse, ridurre la produzione di rifiuti.

Maurizio Pallante ha spiegato che l’incontro di Perugia ( www.progettareilfuturo.com ) sarà un confronto fra imprenditori e tecnici per sviluppare una nuova politica economico-industriale italiana che permetta di uscire dalla crisi e di creare nuovi posti di lavoro di qualità. Sono state fatte fino ad ora scelte inefficaci per affrontare “una crisi più grave di quella del ’29, una crisi di sovrapproduzione” ha specificato. Le politiche applicate finora miravano a sostenere la domanda con forti incentivi statali; ciò ha portato all’aumento del debito pubblico, per affrontare il quale si sono poi dovute varare misure restrittive, che hanno strangolato una ripresa economica che non si è mai vista. Tutto ciò dimostra l’inadeguatezza delle politiche tradizionali, non più in grado di far ripartire l’economia. In sostanza il mercato è ormai saturo, i consumi troppo alti (le case consumano un terzo delle fonti fossili, ma è più corretto parlare di spreco, vista l’inefficienza energetica con cui vengono costruite). Inoltre si è ampiamente superato il livello di guardia ambientale. Una politica economica-industriale orientata alla crescita è intrinsecamente sbagliata perché non è possibile una crescita infinita in un mondo finito. Ecco perché serve un salto di paradigma culturale e bisogna sviluppare le tecnologie della decrescita, ovvero tutte quelle tecnologie che permettono di ridurre il consumo di energia, di materie prime e la produzione di rifiuti. Molti erroneamente confondono fra loro crisi e decrescita,ma la differenza fra crisi e decrescita è la stessa che c’è fra chi digiuna perché non ha il cibo e chi digiuna per fare una dieta. Il primo è costretto a non mangiare e sta male, il secondo sceglie di mangiare di meno e lo fa per stare meglio.

Per uscire dalla crisi è necessaria una decrescita guidata di alcuni settori inutili o nocivi e una crescita delle tecnologie del risparmio e dell’efficienza energetica. Vi è una sostanziale differenza tra decrescita e “green economy”, che rimane ancorata al paradigma culturale della crescita, sia pure utilizzando tecnologie meno impattanti dal punto di vista ambientale. Le fonti rinnovabili danno sì un contributo importante ma devono essere applicate in un’ottica di riduzione del consumo di energia. All’attuale livello di consumo di energia, non si possono sostituire le fonti fossili con le rinnovabili, che sono perdenti anche nei confronti del nucleare.Il mix fra risparmio energetico ed energie rinnovabili può funzionare solo nell’ambito di una economia della decrescita, che punta sulla qualità e non sulla quantità (MENO E MEGLIO).

Bisogna necessariamente ridurre il fabbisogno e il consumo di energia. Oggi noi sprechiamo almeno il 70 per cento dell’energia con case mal costruite e mezzi di trasporto inefficienti. Le centrali termoelettriche ne sprecano più del 60% e un’automobile ha un rendimento del 13% per cento. Inoltre anche le fonti rinnovabili hanno un impatto ambientale (grandi parchi fotovoltaici, eolici, centrali a biomasse). Per questo è necessario costruire piccoli impianti per autoconsumo, installare pannelli su ogni tetto, piccole pale eoliche, utilizzare la propria energia e il resto venderlo alla rete . In sintesi bisogna ridurre gli sprechi e sostituire le fonti, r idurre i rifiuti e riutilizzare i materiali, consumare meno fonti fossili e usare prodotti a chilometro zero. Il settore industriale culturalmente e tecnologicamente più avanzato e innovativo sta andando in questa direzione, dimostrando un forte interesse per queste idee e soluzioni.

Fabio Salviato: i dieci pilastri della nuova economia per uscire dalla crisi.

Anche Fabio Salviato ritiene indispensabile un salto di paradigma culturale basato basa sui dieci pilastri della nuova economia.

ECONOMIA: L’attuale modello economico fondato sulla crescita è entrato definitivamente in crisi. La povertà è in aumento, la disoccupazione è alle stelle e si assiste ad un sistematico processo di falsificazione dei dati per prolungare questa agonia. Pur di non parlare di crisi, si parla di “crescita negativa”, ci si aggrappa disperatamente a prospettive di crescita dello 0,0001%, si continua a dire che la crisi sta per finire, il peggio è passato ma davanti si vedono solo nubi e incertezza. La verità è che le prime venti banche del mondo sono tecnicamente fallite, hanno nel loro portafoglio un totale di titoli tossici di valore doppio rispetto al loro patrimonio. Tutto ciò incide sul credit crunch – razionamento del credito – che danneggia soprattutto il terzo settore. La prima cosa da fare, il primo pilastro dunque è modificare le regole in campo finanziario e tassare le transazioni finanziarie dello 0,05%, ovvero ogni diecimila euro di investimento destinarne uno al risanamento delle finanze pubbliche, al sostegno delle fasce deboli, alla scuola, alla ricerca, all’ambiente, alla cooperazione internazionale. La proposta di una TTF (Tassa sulla Transazioni Finanziarie) ha il sostegno di personalità come Sarkozy, Merkel e Barroso. In Italia molte organizzazioni della società civile hanno lanciato la campagna zerozerocinque ( www.zerozerocinque.it), che va assolutamente sostenuta. Oltre a ciò, va garantita la tracciabilità del denaro e l’eliminazione dei paradisi fiscali.

AMBIENTE E CIBO: Per ciò che riguarda l’ambiente è necessario un ritorno alla terra, salvaguardare le foreste e le aree verdi dalla cementificazione , rilanciare l’autoproduzione, coltivare il proprio orto, comprare a chilometri zero, far parte di un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale). Come produttori biologici siamo i primi in Europa, ma non lo siamo come consumatori. Bisogna dare la possibilità di coltivare orti pubblici e di usufruire dei terreni confiscati alla mafia (attualmente sono 200mila gli ettari gestiti da cooperative sociali)

ENERGIA: “Se i tre milioni di famiglie che hanno appeso la bandiera della pace installassero un pannello fotovoltaico da 3000 kWh/anno si potrebbero produrre 9000 GWh/anno, equivalenti alla produzione di una centrale nucleare. Senza ripetere quanto già detto da Maurizio Pallante sull’importanza del risparmio e dell’efficienza energetica: la prima fonte di energia è il risparmio e l’uso corretto dell’energia stessa! Non serve produrre più energia, bisogna consumarne di meno. Usiamo il cervello per ridurre gli sprechi e progettare e realizzare case, mezzi di trasporto e sistemi industriali più efficienti. Le tecnologie ci sono, serve un nuovo paradigma culturale e la volontà politica.

DENARO PUBBLICO – EVASIONE – ECONOMIA CIVILE: E’ importante una diversa gestione del bilancio pubblico, il PIL non è un indicatore valido. E’ necessario arrivare al recupero dell’evasione per finanziare l’economia civile: s ono ormai migliaia i finanziamenti di Banca Etica, gli esempi virtuosi di come l’impegno della società civile possa portare a risultati concreti e positivi in campo sociale e ambientale.

BENI COMUNI: E’ fondamentale la tutela del bene pubblico e dei beni comuni. Salviato ha ricordato la battaglia fatta a Padova contro la privatizzazione delle farmacie comunali e l’acquisto dell’acquedotto da parte di quaranta amministrazioni locali della provincia di Treviso. Un ritorno insomma ad un concetto cooperativistico di fine ‘800.

SCUOLA: Deve essere garantito a tutti i cittadini il diritto ad una istruzione di qualità che formi cittadini consapevoli, responsabili e in grado di fronteggiare e costruire un futuro diverso e migliore. Una scuola moderna, innovativa, che affronti le grandi questioni sociali e ambientali del nostro tempo, perché i prossimi 20 anni saranno decisivi per il futuro dell’umanità e del pianeta.

SICUREZZA: Occorre garantire e pretendere il rispetto delle regole e della legalità, ma ciò deve valere a tutti i livelli. Ricordando però che la vera sicurezza si ha quando si vive in un ambiente sano ed armonico, quando a tutti viene data un’opportunità, quando si eliminano le sperequazioni, quando sono garantiti i diritti fondamentali di tutti.

Conclude Salviato:“La società civile ha necessità di alzare la testa. Siamo stati capaci di costruire strumenti come la finanza etica e il commercio equo e solidale che hanno sviluppato circuiti virtuosi. Questa è una spinta per continuare questo percorso. Oggi è arrivato il momento di passare all’azione”, ha concluso. L’incontro è proseguito con un partecipato dibattito che ha evidenziato la volontà di proseguire in questo percorso iniziato dal basso, dalla società civile, arrivando a contagiare e trasformare l’intera società verso un nuovo rinascimento economico, sociale e ambientale.

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