“La formazione delle identità … diviene un compito che dura tutta la vita, senza arrivare mai a conclusione; in nessun momento dell’esistenza l’identità può dirsi finale” (Zygmunt Bauman)

Questo è un dibattito avvenuto in Facebook.
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“Grillo ha accusato Vendola sulla gestione degli inceneritori e dell’acquedotto pugliese. Vendola negava, ma la domanda è: #chimente? cercate questo tag su Twitter!”.
Dal testo si evince la richiesta di aiuto a dirimere chi avesse ragione tra i due. La televisione come canale di comunicazione lascia allo spettatore solo la possibilità di tifare per l’una o l’altra parte. Qui con l’ausilio di twiter, si richiede di raccogliere del materiale a supporto di entrambe le tesi e poi tramite una discussione decidere “chi mente”.
Guardate cosa succede: subito la discussione viene deviata sulle centrali nucleari e probabilmente essendo l’argomento più stimolante il thread si sviluppa rapidamente.

Credo che Bauman stia predicando nel deserto. O meglio le sue considerazioni sulla formazione della Identità non vengono colte come un’occasione ma come qualcosa a noi estraneo.
Ma noi, siamo i soggetti di quelle parole, per cui se ci comportiamo come in questo esempio, vuol dire che non comprendiamo che siamo ad uno stato di un percorso e che sta solo a noi di riappropriarci della capacità di fare evolvere la nostra identità.

Internet si presta per avere una comunicazione biunivoca ma se quando si propone di utilizzarla come tale, reiteriamo il comportamento classico della comunicazione televisiva, vuol dire che la strada per riappropriarci della possibilità di governare il nostro giudizio è lunga e in salita.
Se riuscissimo nell’impresa di essere consapevoli di cosa stiamo leggendo, di metterci in ascolto del testo, forse potremo cogliere l’opportunità di costruirci un’identità altra rispetto a quella del tifoso televisivo rendendo vera l’affermazione “in nessun momento dell’esistenza l’identità può dirsi finale”.

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