Non c’è bisogno di spaccare questo locale, il coniglio verrà a me di sua volontà. Il giudice sa bene non c’è cartone che resiste di finire “ammazza la vecchia”  e quindi se pubblico su Facebook una foto come questa

sono abbastanza sicuro di ottenere 400 share e 172 commenti tra sordi totali. E visto che sono il giudice ogni tanto emetto qualche sentenza

che come il toc toc con il bastone aumenti la tensione di Roger fino a che non verrà fuori urlando a squarciagola.

Fuor di metafora questi sono i meccanismi di base della comunicazione attuale. Non è altro che la trasposizione nel mondo dei Social dei dibattiti televisivi urlati di poco tempo fa. Non esiste, in un bar di questo tipo, alcuna possibilità di avere comportamenti diversi da quelli visti. La domanda vera è come trovare altre strade che non siano tese ad aumentare il proprio senso di appartenenza o chiudendoci tra persone che la pensano tutti nella stessa maniera o andando in arene dove è possibile essere solo contrapposti.

Parafrasando il Graeber di “bisogna abbandonare l’idea che la rivoluzione significhi impossessarsi dell’apparto coercitivo dello Stato  e innescare invece un processo di rifondazione della democrazia basato sull’auto-organizzazione di comunità autonome” .  Dobbiamo smettere di discutere di temi lontani come cambiare “l’apparato coercitivo dello stato” e iniziare a discutere tra noi per raggiungere obbiettivi concreti e tangibili.
Una foto come quella di cui stiamo parlando ha proprio la funzione di continuare a distrarci. Se l’obbiettivo è raggiungibile dai partecipanti probabilmente la discussione è costruttiva e le differenze aumenteranno la qualità della soluzione finale.
Attenzione queste considerazioni non sono valide solo per quelli che stanno rispondendo ma anche per quelli che hanno proposto il meccanismo perché come sappiamo bene, visto che il bar è sempre lo stesso, alcune volte interpreteremo Roger Rabbit e altre il giudice.

Sembra quasi che la democrazia stia tornando negli spazi da cui è sorta: negli spazi intermedi, negli interstizi del potere. Se da lì riuscirà ad estendersi all’intero pianeta dipenderà non tanto dalle nostre teorie quanto dalla nostra reale convinzione che la gente comune, seduta insieme a deliberare, sia capace di gestire le proprie faccende meglio delle élites che le gestiscono a loro nome e che impongono le decisioni prese con la forza delle armi.

Se provate a cliccare sul link attaccato a QUESTO VORRA’ SIGNIFICARE QUALCOSA? vedrete un l’articolo del 2007 che parla di fatti dei primi anni 80. Credo che bisogna avvertire questi signori che la guerra è finita e un altro mondo, quello di Internet è disponibile, e forse bisogna uscire dalla giungla e affrontare una nuova realtà.

A proposito vi è venuta qualche idea per il nostro tentativo di costruire nuovi spazi utilizzando il VideoAttivismo?

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