Incuriosito dal risultato ottenuto dall’analisi delle mappe di cui vi avevo parlato in La potenza non è niente senza controllo sono andato a riguardare altri due progetti che avevo visto tempo addietro.
Il primo è TempoRiuso ben descritto dal suo manifesto
MILANO E NON SOLO…
Uno sguardo attento e ravvicinato a alcune città europee ci mostra come, in assenza di sviluppo commerciale, molte aree abbandonate sono diventate un terreno di sperimentazione per differenti popolazioni, nuove forme di arte, musica, cultura pop, come pure il luogo di avvio per associazioni legate al sociale per l’abitazione temporanea, o ancora associazioni per eventi ludici, per il giardinaggio, per il commercio informale dei mercatini. L’incertezza e apertura di questi luoghi ha attratto e ispirato economie informali, nuovi servizi autorganizzati per la città.
Spazi e terreni vuoti che non trovano ancora un nuovo utilizzo, potrebbero trovare un uso temporaneo in quel tempo di mezzo di anni, e spesso decenni, che intercorre tra vecchia e nuova destinazione d’uso? Da alcune stime a Milano si conta oggi un’offerta di oltre 1 milione di mq di scali ferroviari abbandonati, circa 50 cascine e capannoni agricoli in disuso, oltre 70 edifici vuoti in città, e le agenzie immobiliari lamentano che circa 885.000 mq di uffici risultano sfitti…
Insomma, se finiscono le risorse economiche per ri-attivare le aree dismesse e gli spazi abbandonati, ci sono alternative temporanee alla chiusura e all’abbandono?

COS’È TEMPO RIUSO
Ci proponiamo di avviare progetti che utilizzano il patrimonio edilizio esistente e gli spazi aperti vuoti, in abbandono o sottoutilizzati di proprietà pubblica o privata per riattivarli con progetti legati al mondo della cultura ed associazionismo, allo start-up dell’artigianato e piccola impresa, dell’accoglienza temporanea per studenti e turismo low cost, con contratti ad uso temporaneo a canone calmierato.

Il secondo è CIVES ovvero CIttadini VErso la Sostenibilità – Laboratori partecipativi nel territorio dei Navigli . Nella homepage del sito è declamata la mission del progetto

Benvenuto sul sito di CIVES, il laboratorio partecipativo sull’area della Darsena e dei Navigli milanesi e sull’area del Parco delle Risaie.  

Il progetto è diviso in due sezioni

CIVESMap Vai alla mappa dei progetti raccolti da CIVES. Puoi commentarli e seguirne l’attuazione, discutendone con i propositori e gli altri cittadini.

AGRICOLTURA e CITTA’
Vai alla mappa del mondo agricolo milanese: troverai le aziende agricole, i GAS, i punti di distribuzione e di vendita diretta dei prodotti alimentari locali.

Che dire. Beh la prima cosa è che le mappe sono piene. Il perché è semplice : c’era controllo. I progetti, entrambi finanziati da enti pubblici (l’imprecisione è voluta), avevano degli obiettivi con delle persone esecutive che sono fatte carico di raggiungerli. Per cui le mappe sono piene, i convegni di supporto si sono fatti, i documenti finali sono stati stilati e presenti sui siti come per tutti i progetti che si rispettino. Quando si muove un committente le mappe scintillano. Queste sono monolivello . Quando cliccate sull’icona nel primo caso vi fermate al fumetto di spiegazione mentre, nel secondo, dal fumetto andate ad una pagina di dettaglio con tutti gli estremi del luogo che avete visitato.

In AgriMaps, un progetto che assomiglia a CIVES, fatto dall’università di Napoli Federico II, dalla mappa raggiungete un fumetto, dal fumetto una pagina di dettaglio e siccome, come in CIVES, qua sono descritti dei GAS, nella loro pagina di dettaglio avete l’elenco dei fornitori da cui comprano e quindi la loro mappa. Potremo quindi dire che AgriMaps,  quasi in una sorta di multilivello, cerchi di mappare anche le relazioni che ci sono tra i soggetti che partecipano alla mappa stessa.

Questa lunga descrizione per mettere in risalto un’altra grossa differenza tra le mappe senza controllo e queste: qualcuna delle prime utilizza software Opensource. Utilizzare Ushahidi, nella specifica declinazione di Crowdmappermette a chiunque di farsi la sua mappa senza avere bisogno di un finanziatore, magari pubblico. I progetti descritti oggi hanno siti specifici commissionati come parte del progetto. Forse questa è un’altra ragione del successo. La struttura mentale della mappa   era implicita nel progetto stesso, per cui diventava chiaro quali fossero i pallini che andavano contattati per richiedere l’adesione.

Un ultima osservazione. Quelli senza controllo hanno pochissimi pallini già alla partenza. Quelli con controllo, hanno quelli richiesti dal progetto, ma quando questo finisce i pallini aumenteranno? Queste mappe prezzolate continueranno a vivere? Qualcuno manterrà il sito, la sua gestione ecc.?

E vi prego non leggete nelle ultime parole una critica, ma semplicemente una costatazione: tutti gli atti umani hanno senso nel tempo e raramente si parla di lunghi periodi in assenza di interessi diffusi.

Nella sostanza abbiamo imparato che il controllo delle mappe è dato dalla definizione da un lato del progetto che rappresentano e dall’altro dalla correttezza delle risorse che si mettono in campo.

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