Berlusconi : definiva il sogno e l’immaginario di quelle persone che stavano dietro il media (televisione) che lui controllava.

Bossi : utilizzava una protesta esistente canalizzandola verso di sé  anche tramite la creazione di un immaginario (le ampolle).

Grillo : utilizza una protesta esistente fornendo un media (web) come metafora per risolvere i temi che l’hanno generata.

L’obbiettivo di Bossi, Berlusconi e Grillo è di fare in modo che le persone si riconoscano all’interno di un mondo del quale loro sono il rappresentante più tipico. Quello che differisce sono le modalità di uscita. Nei primi  due casi, tra la guida e le persone, viene stabilito un patto del tipo:  siccome  io sono quello che incarna meglio il nostro mondo, delegami a rappresentarti nelle istituzioni. Nel terzo caso, visto che il mondo da incarnare è dato dalla scarsa qualità della rappresentanza, la soluzione proposta, diventa la modalità della formazione della delega.

Un caso simile a quelli citati è sicuramente Di Pietro, anche se a mio giudizio non aggiunge alcuna caratteristica specifica.

In tutti e tre i casi i contenuti vengono dal popolo e quindi i leader hanno come unico obbiettivo che le persone li riconoscano come campioni dei loro problemi.

L’accostamento tra le tre realtà è stato fatto per evidenziare le ragioni del loro successo versus tutti quelli che avendo avuto comportamenti differenti hanno avuto risultati totalmente o parzialmente insoddisfacenti.

Detto questo ci tengo a rimarcare ulteriormente la profonda differenza del terzo caso. Dovendo rappresentare una carenza di qualità dei delegati, Grillo propone un percorso dove le persone devono diventare  protagoniste di se stesse, e quindi, anche se l’origine del percorso può essere assimilata al populismo dei primi due, la soluzione è profondamente diversa per la sua democraticità visto che vuole aumentare la qualità della rappresentanza nella selezione e nel controllo degli eletti.

Spesso i parallelismi possono fuorviare.

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