Avevo appena finito di scrivere la Mossa del Cavallo che Gilda mette sulla mia bacheca monologhi totalitari la cui seconda frase recita così:

A loro tempo, i situazionisti oltre che denunciare e descrivere per primi la società dello spettacolo, hanno saputo evitare assai bene nella loro pratica le trappole che la pseudocultura dominante usa per recuperare e devitalizzare ogni critica radicale. Nessuno di loro, infatti, ha mai messo il naso, in Francia o altrove, in programmi televisivi. Eppure vi assicuro che le richieste sono state ossessive in particolare per Debord e Vaneigem.
I media non devono diventare un tabu, ma sono un’arma in mano al nemico.

E siccome non c’è nessun cartone che resiste alla voglia di finire ammazza la vecchia, non potendo essere da meno di Roger Rabbit ho subito connesso i due articoli.

Puntuale è arrivata la risposta che per la sua complessità merita di essere tolta dai commenti ad un post di Facebook.

mi sono addentrata anche nei link di rimando e davvero mi hai fatto fare un bel giro interessante… credo che in questo momento mi sento davanti ad una montagna di panna altissima dove rischio di sprofondare dolcemente, troppo di tutto, in senso positivo che trascina e attrae ma anche rende molto difficile andare avanti. Secondo me il rischio di perderci nel minuetto elettorale è enorme, io temo che non ci siano ancora abbastanza persone che si sentano coinvolte e capaci di auto-organizzarsi; abbiamo anche visto a BG che il nostro status è magmatico oltre ogni dire. Da questo caos possono uscire enormi cose o invece si può regredire a livelli di passività da big brother… tutto sta a capire di quale scacchiera si parla nel tuo testo.
Di certo smuovere le coscienze e dare a tutti la possibilità di partecipare per me rimane la parte più importante che in ogni modo va fatta vivere, ma appunto quel che conta non è la meta ma il percorso ovvero non sono i fini ma i mezzi, l’importante è capire che non è tanto il risultato apparente da raggiungere che dobbiamo/possiamo desiderare, quanto invece possiamo e dobbiamo giudicare buoni o cattivi i mezzi che via via adottiamo nel procedere. Nell’esperienza che si fa nel decidere i mezzi di cui disporre e di cui usufruire scopriamo molto di più di noi stessi e anche nello stesso tempo agiamo contro quello che non ci va più bene. Ad esempio, agire con l’obbiettivo Zero rifiuti significa scrivere e manifestare o votare ma anche adottare e diffondere e organizzare comportamenti consapevoli e intelligenti, significa anche combattere i loschi figuri che persistono nel volerne fare solo un business senza pensare alle conseguenze ambientali.
Chi si occupa di se fino al punto di occuparsi anche degli altri forse per qualcuno rimane un egoista ma è un egoista intelligente e lungimirante. Più facile fare le cose giuste per primi e subito anziché esserci costretti. Se qualcuno si occupa di me probabilmente non è sempre per il mio bene!
Mi sembra che adottare questa nuova modalità di agire in prima persona che il M5s propone, sia un passo da fare molto grande, che va contro tutte le nostre più radicate abitudini e anche ci sono tanti che neppure ci hanno ancora pensato … però ormai le cose precipitano e occorre che ci si attrezzi per la situazione
Da qualunque parte la si giri, la partecipazione diventa quasi fine a se stessa ma nel senso che deve diventare una specie di abitudine virtuosa quella di partecipare alla vita pubblica, un po’ come quella di lavarsi i denti o di fare una passeggiata per digerire.
Essere parte di una comunità significa anche comprendere cosa vi accade e perché, quali sono le cose che impediscono di agire bene o favoriscono che si agisca male, la rivoluzione è tutta nel riprenderci in mano il potere sulla nostra stessa vita, unendolo con altri che su tante cose credono sia possibile unirsi a noi, in un intreccio infinito di realtà antinocività come il notav, il no Dal molin, i comitati referendari, quelli antidiscariche e per l’acqua pubblica e contro il carbone o il nucleare, tutta questa immensa rete impara a riconoscersi come unita e contemporaneamente diversificata tanto quanto lo sono gli individui che la compongono in un magistrale colpo di judo che rovescia l’atomizzazione di massa in una aggregazione degli atomi non più sulla base di un’appartenenza ad una classe operaia ormai estinta, ma ad una ben più enorme e misteriosa massa di sopravvissuti troppo vivi per non combattere dalla propria parte che scoprono essere quella del 99%
A questo 99%, se si dovessero sommare il 15 percento del M5S con il 52 percento degli astenuti, non manca poi molto, solo che si sgretolino definitivamente anche quei partiti sinistri che insistono a parlare di sinistra.
L’umanità vuole riconoscere solo se stessa e come tale decidere una buona volta se su questo pianeta deve pesare il passato di orrore e ingiustizia che ci ha accomunato fin qui o un nuovo disegno di libertà e di collaborazione armoniosa.
Ci si arriva un passo alla volta e per strada anche si pensa, si danza, si parla e si discute, si ride e si piange e soprattutto si impara. I quattro gradini della conoscenza (secondo un principio di cui non ricordo altro) sono : 1. Non so di non sapere -2. So di non sapere – 3. So di sapere – 4. Non so di sapere …. Come dire che le mete si raggiungono in modo quasi zen, senza percepire più lo sforzo e questo accade quando le mete, ovvero i fini, coincidono con i mezzi, ovvero i percorsi, e vengono raggiunte all’istante che si comincia la strada della consapevolezza e della ricerca di quel che manca per acquistarla, che sia un volantinaggio o una manifestazione, la lettura di un libro o di un articolo, la sua diffusione sul web o le discussioni pubbliche o la pulizia di boschi o presidi di resistenza … tutti possono essere semplicemente dove vogliono dare man forte riconoscendosi alleati fra loro rispetto a chi non ha alcuna considerazione per la loro vita ma pretende di piegarli all’obbedienza e persino al pagamento di imposte destinate al perpetuare questa messa in schiavitù di intere popolazioni a cura dell’1%.
La qualità delle relazioni tra chi partecipa a questa avventura è contemporaneamente il carburante e il prodotto che si ottiene, ed è anche l’obbiettivo massimo da raggiungere per qualsiasi utopia uno abbia scelto per se stesso.
In questo modo l’utopia più alta diventa paradossalmente il denominatore comune più elevato e incredibilmente facile da calcolare : il 99%

Ribadisco cara Gilda perché non lo mettiamo su branch? Intanto lo impilo in storify altrimenti che senso ha che qualcuno ha mosso il Cavallo se non iniziamo ad utilizzare le praterie che ci ha messo a disposizione?  Dalle tue parole, non mi sembra che quello spazio debba essere occupato solo per  questo periodo elettorale e solo da chi l’ha creato? Anche perché una rete non ha limiti se non quelli creati da chi vi partecipa.  Credo che questo sia il vero senso del 29/10 e quindi  noi coglieremo l’occasione al volo.
In agosto, quindi in tempi non sospetti, dicevo come avrei voluto io scegliere un candidato. Mi hanno limitato lo spettro, ma tra i candidabili magari qualcuno che rispetta quel criterio esiste. Ma senza il Comunicato politico numero cinquantatre non avrei avuto la competizione pubblica.

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