E’ l’homepage di Repubblica nel pomeriggio del 6/11/2012. Questo titolo perché Grillo nel suo Blog ha pubblicato Grillo For Dummies dove tra molti punti, come è ovvio che sia visto che è una guida per Dummies, c’è anche
T come Televisione: non sono “vietate” interviste di eletti del M5S trasmesse in televisione per spiegare le attività di cui sono direttamente responsabili. E’ fortemente sconsigliata (in futuro sarà vietata) la partecipazione ai talk show condotti abitualmente da giornalisti graditi o nominati dai partiti, come è il caso delle reti RAI, delle reti Mediaset e de La7.

Nel titolo è interessante l’accoppiamento “vogliamo la fine dei partiti” e, tramite la vicenda Salsi, il consiglio che presto diventerà un ordine di non andare in TV.

Quasi come in un lapsus freudiano li hanno connessi, ma poi nello sviluppo del tema non c’azzeccano mai, come direbbe l’altro protagonista del titolo.

Esiste una relazione diretta tra  “Il M5S vuole sostituire il Sistema dei partiti con la democrazia diretta. In sostanza vuole la fine dei partiti basati sulla delega in bianco” e il non andare in TV , come la mia amica Gilda tiene a dettagliare nella sua nota su Facebook, che è la necessità di usare uno strumento nuovo bidirezionale.
Le persone sono abituate ad altri strumenti e quindi è difficile fare in modo che lascino la via vecchia per la nuova. Ecco perché, un pò con la carota e un pò con il bastone, Beppe Grillo cerca di fare in modo che le persone acquisiscano le nuove abitudini.  Senza un canale bidirezionale, dove tutti hanno diritto di parola è difficile “sostituire il Sistema dei partiti con la democrazia diretta”.

Di disquisizioni circa l’idoneità dello strumento Web, come strumento di democrazia diretta è pieno il mondo. Il dibattito odierno dovrebbe avere come focus se sia giusto o meno il cercare di convincere le persone ad utilizzare il Web. Grillo è come se stesse  dicendo “Trovo assurdo criticare un mondo dal di fuori. Prima utilizziamolo e se non va bene, vedremo di cambiarlo tutti insieme che guarda caso  è una caratteristica indubitabile degli strumenti Web“.

Se alla Salsi ha detto che cosa non va fatto, agli attivisti ha fatto di peggio. Con il Comunicato numero 53, una vera e propria mossa del Cavallo li ha  portati direttamente sul Web e li ha messi faccia a faccia con i loro elettori. E’ chiaro che lui può intervenire solo su chi lo segue, ma l’opportunità che hanno gli elettori per ottenere la fine dei partiti basati sulla delega in bianco, adesso è concreta, visto che con quello strumento possono entrare in contatto diretto e continuo con chi li rappresenterà.

Un altro modo subdolo per distogliere lo sguardo da quello che realmente sta succedendo  è di farlo passare come un’ennesima tecnica per affrontare la campagna elettorale. In accoppiata con Casaleggio, Grillo viene assimilato ai vari Bersani, Vendola e Renzi.  Anche loro usano la comunicazione e il Web, quindi tutto questo è una strategia di comunicazione molto potente ma sempre tale. Chi non è accreditabile come esperto di Comunicazione Politica si avventura in disamine più tecniche sull’uso di Internet stessa, parlando di influencers e di altre amenità.
Anche se fosse una strategia di comunicazione su Web, quello che stiamo vivendo in queste ore è il tentativo di fare diventare abitudine quotidiana per i cittadini il contatto con i propri rappresentanti.

Nella sostanza Grillo sta cercando di popolare la scacchiera con tutti noi. E’ partito dai suoi, ma è compito di tutti fare in modo che la scacchiera sia più piena possibile. E’ chiaro che a tutti piacerebbe conoscere se si sta giocando a dama o a scacchi, ma credo che qua ci hanno portato davanti ad un gioco sconosciuto a tutti dove abbiamo due opzioni: ignorarlo o usarlo in qualche modo.

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