Si diventa un giocatore di scacchi quando si passa dal concentrarsi sulle possibilità che ha un pezzo di muoversi ad una visione della  scacchiera nel suo insieme. Ieri ci siamo incentrati sulle caratteristiche delle mosse di alcuni pezzi, oggi ci piacerebbe far finta di avere una visione completa della scacchiera. A proposito delle modalità di guardare, oggi Concita De Gregorio, consiglia addirittura di guardare tenendo le spalle voltate.

Quando nella società si crea un sentire comune le persone si trovano ed iniziano a parlarne. Se questo moto spontaneo ha senso, le persone si organizzano per aumentare la dimensione del gruppo che condivide il sentire. Se la Società è strutturata per accogliere queste istanze, i gruppi si organizzano per adeguarsi alle regole che la Società dà per rappresentare questa specificità, nel complesso delle istanze che compongono l’intero corpo sociale. Parole come partiti, movimenti, programmi, elezioni, primarie ecc. sono le componenti di questo discorso. L’abbassamento del linguaggio è voluto proprio perché non voglio minimamente far finta di fare un’analisi strutturale del problema cosa che lascio alle persone competenti.

Il processo descritto si complica un attimo quando, permanendo nel tempo il sentire comune, i gruppi tendono a rendere permanenti le strutture appena descritte e queste, tipicamente, oltre a mantenere vivo il sentire tra le persone, hanno il compito, quando la società in cui vivono lo chiede, di organizzare le elezioni

  • attualizzando il sentire comune rispetto al particolare momento storico (programma)
  • scegliendo quali sono le persone più adatte a comunicare il valore del sentire (scelta dei candidati)
  • facendo attività territoriali per raccogliere il consenso (campagna elettorale)

E’ intuibile che le tre cose sono molto intrecciate tra loro. Con il passare del tempo il sentire risente delle persone che via via lo interpretano e queste poi a loro volta influenzano le persone che lo rappresentano, in una permanente caleidoscopica osmosi.

Tutto questo è come la brace che continua ad ardere e che si infiamma solo durante il periodo elettorale. Durante questi ritorni di fiamma le vestali del sentire propongono una naturale propensione a perpetuare se stesse,  presidiando la fase di scelta dei candidati e lasciando ampia discrezionalità per le altre due. Negli ultimi tempi questo gioco ha mostrato molto la corda e per correre ai ripari i gruppi più sensibili hanno cercato di attenuare  il fenomeno.

Le primarie del PD sono la più alta rappresentazione di questa esigenza, ma lo hanno fatto mettendo in gioco solo il loro rappresentante più in vista.

Primarie PD Centrosinistra Risultati Parziali Aosta

Il Movimento 5 Stelle è sicuramente il più vicino allo scenario descritto perché tramite il Non Statuto, ha tolto tutti i veli al processo e ha strutturato il discorso in modo chiaro, rappresentando il sentire con un marchio e identificando tutte le persone sensibili a quel sentire, con l’adesione ad un sito. Ha creato in modo arbitrario le potenziali vestali e con le Parlamentarie ha generato  partecipazione, facendo in modo che i partecipanti potessero prima scegliere i rappresentanti e quindi riattualizzare il sentire alle esigenze del momento.

Quando i programmi e le candidature saranno pronti, tutti i partiti inizieranno la loro campagna elettorale e solo lì, PD e il Movimento 5 Stelle, potranno verificare se il restyling della scelta delle candidature gli darà un vantaggio rispetto a tutti gli altri partiti che parteciperanno alla competizione. E’ evidente che sono solo le modalità di scelta delle vestali la vera differenza tra questi e gli altri, perché il riconoscersi di un elettore, nel gruppo che rappresenta il suo sentire, non dovrebbe essere un elemento che possa determinare il passaggio da un gruppo ad un altro. Tutto questo è vero a meno che il sentire non sia proprio la nausea del deterioramento del processo di scelta dei candidati e quindi chi avrà operato in tal senso potrà essere interpretato come il rappresentante di quel sentire e quindi essere scelto anche per questo motivo.

Ma l’aver posto la scelta dei rappresentanti come elemento centrale della campagna elettorale ha delle implicazioni non solo di contenuto ma soprattutto di tipo pratico. Le Primarie e le Parlamentarie sono procedure che non esistevano prima e hanno creato nuove forme di relazione tra le persone. Tutti hanno parlato dell’alto valore democratico del fatto che più di 100.000 persone si sono messe al servizio di oltre 3 milioni di persone per due week end di seguito. Pochi hanno ricordato, se non in veste polemica Renzi quando questo ha creato a lui un problema, la registrazione online dei partecipanti alle primarie. Da un punto di vista astratto se i tre candidati delle Parlamentarie fossero stati scelti nei gazebo anziché con un click su un video non ci sarebbero state grosse differenze.  O meglio le differenze quantitative hanno determinato la qualità degli strumenti. Scegliere tra 5 piuttosto che tra 1400 e avere a disposizione 100.000 volontari piuttosto che un numero più basso determina delle impossibilità notevoli e vedremo se il PD riuscirà a sormontarle se proporrà l’estensione delle primarie a tutti i candidati.

Per supportare gli eventi entrambe le strutture hanno creato delle basi dati degli elettori. Il Movimento 5 Stelle avendo come presupposto la definizione di tutto il corpo elettorale e tra questi la cernita tra  i famosi 1400, ha creato una comunità dove convivono eletti ed elettori,  il PD, di contro, proponendo la scelta solo tra  i Fantastici 5 tramite l’utilizzo dei gazebo, non ha proposto, una identificazione degli elettori del tutto analoga, come la nascita di un qualcosa del quale le primarie erano il primo passo di un percorso che durerà nel tempo. Se voi oggi andate sul portale del Movimento i tecnicismi della votazione sono diventati il tramite per un rapporto diverso con gli eletti, mentre questo non potrà dirsi per il PD. Mentre sappiamo dal Non Statuto che questo fa parte di un progetto non possiamo sapere se l’ignavia del PD sia un errore inconscio o non derivi dal fatto che le vestali desiderano mantenere ancora un certo distacco da quelli che condividono il loro sentire.

A questo punto sorge meno spontanea la domanda se è vero che la scelta dei candidati sia un elemento secondario che non muta radicalmente il processo sin qui descritto. Che esiste una relazione stretta tra le modalità di formazione dei contenuti e come i contenuti influenzino le modalità di aggregazione dei produttori degli stessi è noto, ma che questo sia o meno il centro della ristrutturazione del processo elettorale in corso credo che sia a conoscenza di pochi.

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