Anello di Moebius

Schizzi di merda digitali è il post appena uscito sul blog di Beppe Grillo che riporto in copia per due ragioni: la prima per documentare il contenuto molto veritiero, visto che a sua volta è stato commentato esattamente come descritto, e la seconda per testimoniare che dato un contenuto in un blog si può solo commentarlo  e che i commenti potranno essere solo o positivi o negativi, tanti o pochi ma potranno essere solo commenti. Attenzione anche l’immagine che ho preso (quindi un formato diverso dal testo) e che ho messo qui, in altro blog, farà esattamente la stessa fine descritta dal testo confermando quindi ancor di più la sua verità.
Schizzi di merda digitali

La prima sensazione era di essere finito in uno di quegli Strani Anelli alla Douglas HofstadterNella trattazione dei sistemi complessi a più livelli logici di descrizione possono comparire circolarità ricursive autoreferenziali che, sviluppandosi su più livelli, si richiudono al punto di partenza.” ed è il motivo per cui ho subito pensato  all’immagine dell’anello di Moebius. Sono uscito e ho fatto due passi sotto l’acqua e mi è sembrato più plausibile, pur non negando qualche legame con quel piano astratto, che il tutto fosse riconducibile al tema della caratteristiche degli strumenti usati per comunicare.

Non che il tema sia meno complesso, qui lo è ancora di più per il particolare momento politico e perché chi pone il problema è il politico che sta usando quel tipo di strumenti (il blog), ma perché forse la discussione può essere posta su binari più concreti.  Semplicemente, come dico da tanto tempo, non è possibile utilizzare uno strumento per fare cose che questo non è capace di fare, oppure continuare a dire che l’uso di quello strumento darà dei risultati che è sotto gli occhi di tutti non sarà possibile ottenere.

Da forums e blog non otterrò mai sintesi: anche se continuo a ripetere che il sistema per la prima volta garantisce la partecipazione dei cittadini è palese che, se gli strumenti che offro sono solo blogs e forum, o la partecipazione non prevede mai processi decisionali o l’affermazione è falsa. Non avendo come scopo la sintesi, ma solo il dibattito è normale che questo possa tracimare in tutte le direzioni siano esse gradite che sgradite.

Ma la seconda cosa è più importante ancora: se sono in rete devo decidere quali sono gli attori che possono dibattere e questo è parte sostanziale del dibattito. Questo aspetto ha due caratteristiche una quantitativa e l’altra qualitativa. Per me la qualità della partecipazione è una subordinata della quantità della partecipazione in quanto sono un elemento qualitativo i termini che limitano l’accesso.

Il discorso meriterebbe di essere approfondito, ma visto lo strano anello in cui siamo finiti, credo che sia giusto fermarmi qui, nella speranza che questo post venga preso nella giusta luce, che godelianamente afferma che un sistema non può avere al suo interno le regole che lo definiscono (scusate l’approssimazione) e che quindi è giunto il momento di parlare degli strumenti e della relazione che questi hanno con la nostra capacità di collaborare e che probabilmente non possiamo farlo in un blog.

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