Insediamento Presidente della Repubblica Napolitano

Stamane Barbara Spinelli su Repubblica scriveva

Napolitano ci ha ammoniti severamente, il 24 aprile: “Confido che tutti cooperino – e quando dico tutti mi riferisco anche in particolare ai mezzi di informazione – a favorire il massimo di distensione piuttosto che il rinfocolare vecchie tensioni“. Mi permetto di difendere non solo il diritto, ma l’utilità del rinfocolamento. Che altro opporre alla riaccesa torcia del berlusconismo, se non la fiamma della critica, del No. La democrazia è compromessa, l’etica della responsabilità abusata, quando dall’agenda Pd scompare, grazie ai 101 traditori di Prodi, ogni accenno al conflitto di interessi e al dominio berlusconiano sulle tv.

E a supporto della tesi della necessità di esercitare il diritto di critica la Spinelli continuava così

Proprio in questi giorni abbiamo avuto una prova, decisiva, dell’utilità della non-cooperazione con la ragion di Stato. Ne ha riferito Paul Krugman, in un articolo che dichiara defunta, almeno nelle accademie, l’Austerità (Repubblica, 27 aprile). È un dogma cui l’Europa è appesa da anni: se non cresciamo economicamente, è solo perché gli Stati sono troppo indebitati. A sfatare l’assioma: tre economisti non ortodossi dell’università di Massachusetts-Amherst (i professori Michael Ash e Robert Pollin, lo studente di dottorato Thomas Herndon) che hanno scoperto errori di computer (l’errore Excel) commessi nel 2010 dai due economisti di Harvard, Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart. Il dogma (“i Paesi che si indebitano oltre il 90 per cento del Pil non possono crescere”) è in pezzi.

Dello studio citato Does High Public Debt Consistently Stifle Economic Growth? A Critique of Reinhart and Rogoff ecco cosa ne dice Andrea Mollica ma soprattutto ho salvato a mia futura memoria  il documento stesso

e per chi volesse approfondire ecco il wrapper al paper degli autori con tutti i link ivi contenuti

Herndon, Ash e Pollin replicano a Reinhart e Rogoff e scoprono che errori di codifica, esclusione selettiva di dati disponibili, e ponderazione non convenzionale di sintesi statistiche portano a errori gravi rappresentando erroneamente il rapporto tra debito pubblico e la crescita del PIL tra i 20 economie avanzate nel periodo post-bellico. Scoprono che se calcolato correttamente, il tasso medio di crescita del PIL reale per i paesi che hanno  il rapporto PIL debito pubblico di oltre il 90 per cento è in realtà 2,2 per cento, non -0:1 cento, come nella pubblicazione di Reinhart e Rogoff. Cioè, contrariamente a RR, la crescita media del PIL nei paesi con il rapporto debito pubblico / pil oltre il 90 per cento non è drammaticamente diversa rispetto a quando il rapporto debito / PIL è  più basso.
Gli autori mostrano anche come il rapporto tra debito pubblico e la crescita del PIL varia significativamente in base al periodo di tempo e paese. Nel complesso, lo studio  contraddice la pretesa di Reinhart e Rogoff di aver individuato l’importante fatto , che carichi di debito pubblico superiore al 90 per cento del PIL riducono costantemente la crescita del PIL.

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Ribadisco il concetto sul mio non allineamento al pensiero unico richiesto dal Presidente Napolitano visto che la memoria corta è proprio uno degli errori di questo paese. Quanto citato dalla Spinelli sulla necessità che ha il potere di fondare la propria legittimità sulla manipolazione delle informazioni e sulla correità degli strumenti di controllo come la stampa è dimostrato ancor più dal fatto che solo quest’anno  non è la prima volta che escono autorevoli studi sulla falsità delle tesi che ci hanno portato a questo disastro economico. Sarà un caso che il a gennaio titolavo Errare è umano perseverare …. ?

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