Su twitter mi viene segnalato che devo leggere assolutamente Il lato oscuro dell’economia collaborativa (e perché preferisco una via mediterranea all’innovazione sociale)  di Simone Cicero. Ci ho passato su qualche oretta spulciando qua e là. Quelli che vedete dopo sono solo gli anchor point per non perdere i vari link contenuti. Vi consiglio di fare lo stesso.

Collaborative Economy Honeycomb

Nella visione di Bauwens, piuttosto efficacemente delineata nella figura seguente

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esistono due macro modelli di produzione: da una parte il così detto “Capitalismo Cognitivo” e dall’altra la “Peer Production”. La tabella è dunque divisa, su base orizzontale per la vicinanza ai beni comuni, mentre su base verticale riporta il grado di decentralizzazione.

In questo modo Bauwens delinea quattro macro scenari. Nei  primi due, il Capitalismo Netarchico di Facebook e Google e il Capitalismo Distribuito di Bitcoin e Kickstarter, la rete è il fattore abilitante tecnologico che fornisce nuove prospettive a un modello capitalista che mantiene forti sfumature di libertarianismo e Anarco-Capitalismo. In questi due scenari, pure se i modelli di produzione di valore si basano sulla collaborazione degli utenti i vantaggi della produzione e i profitti vanno comunque a vantaggio di pochi. Per chiarezza pensiamo a Facebook: non potrebbe esistere senza i contenuti che tutti noi produciamo ma allo stesso tempo gli enormi profitti che genera sono solo a favore degli azionisti dell’azienda.

In Bitcoin invece, secondo Bauwens i peers sono i computers più che le persone e tutto il sistema è basato su una visione piuttosto tecno-centrica che ha comunque finito per generare un sistema che – pure se teoricamente aperto e distribuito – è oggi fortemente accentrato, ancor più che il sistema monetario tradizionale, con pochissimi bitcoin-capitalisti: utenti che detengono fortune immense.

Nella parte destra invece trovano posto i modelli basati sui beni comuni: i global commons come wikipedia o RepRap e il mondo delle resilient communities dove Bauwens mette insieme – in maniera forse troppo inclusiva – dai progetti di Transizione al Car Sharing, dall’agricultura urbana alle monete locali: tutto ciò che riguarda i territori e la dimensione locale e i modelli collaborativi che vi si stanno applicando per migliorare la sostenibilità di lungo periodo e la “resilienza”.

Dunque, proprio in parallelo alle trasformazioni che vediamo attuarsi nel mondo globale del business, del capitalismo tradizionale e delle grandi organizzazioni e imprese una nuova economia, a bassa intensità energetica, sostenibile e attenta agli impatti sociali, sta emergendo.

Così, proprio in parallelo con i cambiamenti che vediamo accadere nel mondo globale del capitalismo tradizionale e delle grandi organizzazioni c’è una nuova economia emergente. Questa economia è a minore intensità energetica, è più sostenibile e ha un impatto sociale fortemente positivo in termini di diminuzione dei rischi e nuove opportunità per le comunità. [Fonte..]

In una società a costo marginale zero la produttività estrema riduce – una volta assorbiti i costi fissi – il costo delle informazioni, dell’energia, delle risorse materiali, del lavoro e della logistica necessari per produrre, distribuire e riciclare beni e servizi. Il passaggio dal possesso all’accesso significa un maggior numero di persone che condividono un minor numero di beni in Commons collaborativi, e una drastica riduzione del numero di nuovi prodotti venduti, con conseguente contrazione dell’uso di risorse e minori emissioni di gas serra nell’atmosfera. In altri termini, la spinta verso una società a costo marginale zero e la possibilità di scambiarsi in Commons collaborativi energia verde quasi gratuita, nonché beni e servizi fondamentali, portano alla più sostenibile ed ecologicamente efficiente delle economie possibili. La corsa all’azzeramento del costo marginale è la chiave per assicurare all’uomo un futuro sostenibile sul pianeta. [Fonte..]

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