Partendo da qui ho provato a modellare la filiera della pasta mettendo giù questo schizzo.

L’obbiettivo che mi ponevo era molto semplice: come fare a reperire questa struttura in mezzo alle altre e una volta beccato il primo nodo come facevo a prendere quelli successivi.

Il trucco è elementare ho messo un nodo:Filiera con attributo Pasta e poi ho messo delle relazioni di tipo Filiera_Pasta giocando sul nome.

Con una struttura di questo tipo se uno mi chiede della Pasta avendo dei coefficienti di trasformazione potrei teoricamente rispondere alle domande di Fabbisogno di una Dieta Alimentare.

E’ il primo timido passo ma subito dà adito a delle prospettive da sviluppare. Ieri mio suocero mi ha dato delle suggestioni interessanti anche se partiva da un punto di vista completamente diverso. La sua proposta di implementare una sorta di Reflection può essere ad esempio utilizzata per risolvere il secondo passaggio, il trusco sul nome composto per la relazione. Una volta che ho individuato il primo nodo di una filiera dentro questo posso avere un attributo dal nome standard che mi indirizza alla filiera produttiva di quel nodo che ho selezionato.

Ma questo trucco apre ben altre prospettive ma per analizzarle devo raccontarmi una mia idea balzana.

Se guardate bene ho messo tutte le “macchine” che compongono la filiera una dietro all’altra. Sarebbe meglio dire che ho immaginato come “macchine” quegli elementi che implementano la filiera. Sono “macchine” tutto quello che trasforma qualcosa in un qualcos’altro. La “macchina” più interessante è il campo: trasforma semi in prodotti. Chiaramente il “prodotto” è qualcosa che è frutto di un processo di trasformazione e un se pensate un seme come ad un “prodotto” create delle circolarità interessanti. E’ un bel sistema perché basta sole e acqua e un pizzico di qualcos’altro per ottenere tutto.

Ma se fate questo, ogni “prodotto” è origine a sua volta di una “filiera” e quindi quando analizzo una filiera in realtà incontro altre filiere da cui la mia dipende o offre la possibilità di implementazione. In questa filiera della pasta è poco chiara ma in quella del mais è più  evidente: quanti hanno implementato una filiera del Tutulo? Per cui la “macchina” che sgrana e pulisce ha in ingresso un prodotto e in uscita due. Questa situazione avviene sempre: solo un prodotto è della filiera che stiamo seguendo gli altri sono opportunità (prodotto secondario) o fabbisogni (altro prodotto necessario a fare la trasformazione).

Se vi siete spersi dovete prendere in considerazione altre due stranezze: un campo può essere coltivato con prodotti diversi e a sua volta avere rese e prospettive diverse a seconda del metodo colturale e della tipologia della semente.

E non dimenticate: le “macchine” delle filiere devono poi essere individuate nel mondo reale per poter verificare la fattibilità dei modelli che implementiamo.

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