Vuole che il Pd sia il primo partito sul web, Nicola Zingaretti. L’ha dichiarato ieri, ospite dell’incontro di Areadem a Cortona. Ma di sicuro non era a questo tipo di primato che pensava. “Sui social iniziano a circolare delle card contro di me – denuncia il governatore del Lazio – che stravolgono le cose che sto dicendo. Sono delle schifezze. Ma se pensano di mettermi paura si sbagliano”, dice su Facebook. “Noi non ci fermiamo, ma andiamo avanti con più forza di prima. Io mi impegnerò per un congresso delle idee e della passione, non dell’odio e del rancore. Per cambiare e per dare all’Italia e all’Europa un futuro diverso”. [Fonte…]

E’ buffo leggere queste notizie visto che quasi nelle stesse ore è comparso su una testata che non gli dovrebbe essere sconosciuta un’inchiesta il cui nell’occhiello compare questa frase

Oggi noi costruiamo la realtà più credibile

Il nuovo approccio del PD è di diventare a sua volta un costruttore di realtà?
Vabbè se è così non si lamenti di quello che gli è successo visto che in questo tipo di mondo ognuno ha diritto di crearsi la realtà che vuole incluso quella che denigra i pensieri altrui.
Comunque la lettura di Rocco Casalino, Luca Morisi e gli altri: ecco chi gestisce il “ministero della Propaganda è veramente ben fatta e spiega bene le gigantesche macchine acchiappa consenso, sia quella di Salvini che quella di Di Maio, che lavorano divise per colpire unite. Vi raccontano chi c’è dietro e quali strategie mediatiche usa. Spiegano come nasce la notizia dell”Air Force Renzi” e molto altro.

E’ vero, niente di nuovo, ma rileggere non fa mai male visto soprattutto che altri, leggi Zingaretti, sembra che vogliono copiarli andando così ad aumentare il livello di assurdità del mondo in cui stiamo vivendo. A giudicare dal video, sembra proprio che, il ministero della propaganda, stia facendo un ottimo lavoro.

Nel creare realtà qualcosa non sempre funziona a perfezione se, sempre sui social, avvengono dibattiti di questo tipo

“Stiamo mettendo a punto un decreto urgente che, oltre al problema di tante persone abbandonate in Italia come i terremotati di Ischia e del Centro Italia, affronti anche il tema di Genova e soprattutto di coloro che sono sfollati e hanno diritto ad una casa.  Non si può lasciare la gente in Italia in balia delle elemosine di Autostrade” . Lo annuncia a Napoli il vice premier Luigi Di Maio dopo l’incontro tra gli abitanti di Genova con il Comune e la Regione. A stretto giro di twitter arriva questa stonata risposta di Toti.

Caro Luigi Di Maio, ma a Genova ci sei pure venuto, come fai a dire queste cose? Le famiglie che hanno dovuto abbandonare le loro case stanno tutte avendo un alloggio pubblico. E a tempo di record, grazie a Comune e Regione. I soldi che ricevono sono quelli decisi dal Governo, quindi da Di Maio stesso. Se pensa che siano pochi…li aumenti subito, noi siamo più che d’accordo”  [Fonte…]

Questo uso dei social ha effetti devastanti sulla vita di tutti ma non è il solo uso deleterio che si può fare di questi strumenti. La deriva del controllo a fini di marketing che sottintende ad esempio al recente Accordo segreto tra Google e Mastercard è altrettanto pericolosa perché più subdola e probabilmente ancora più invasiva perché condotta da aziende strutturate e senza alcun controllo sociale.

Quand’è che in questo paese si può iniziare un dibattito serio sull’uso della tecnologia anche come strumento per la vita di tutti, aumentando lo spettro dei consigli possibili, oltre a quelli prospettati in coda all’articolo citato?

A chi chiede consiglio, se ne possono dispensare a iosa. In primo luogo è bene smettere di pagare alla cassa con la carta di credito (o almeno con Mastercard), poi potrebbe risultare opportuno comprare ugualmente qualche rotolo magari da regalare ai vicini di casa o a qualche amico che (sapendo di questa schedatura e temendo al contrario di esser riconosciuto come troppo assiduo frequentatore della toilette) potrebbero esser grati per un simile economico ma fondamentale cadeaux. Il terzo suggerimento, mi si perdoni, è forse quello di mandare a c***** quelli che speculano sulla nostra privacy.

Visto che parlavamo di perle di saggezze in fondo agli articoli vi lascio con quella della citata inchiesta:

«Noi attacchiamo i giornali per creare una contrapposizione funzionale, ma sappiamo che non contate più nulla nella formazione del consenso», concludono dalle stanze del ministero. «Di Maio e Salvini, Dettori e Morisi, hanno capito che la gente le notizie, vere o fasulle che siano, ormai non le vuole più “leggere”, ma le vuole solo “vedere”. In tv, certo, ma ancor di più sullo smartphone. Quanti pensano che leggeranno l’articolo che stai scrivendo? Se sei fortunato qualcuno si soffermerà sul titolo, al massimo sulle prime righe. E se metti questa mia dichiarazione alla fine del pezzo, puoi stare sicuro che non la leggerà quasi nessuno»

 

Un corollario interessante a tutto questo è la relazione tra le pagine unofficial e la politica vera e propria documentata da quanto appreso da questa fonte.

No, non è militanza per Gangemi. È sopravvivenza. Un click vale in media dieci centesimi. Da Facebook riesce a spostare molti lettori sul sito che si è costruito con WordPress — un software fatto per questo — e lì ospita le strisce di pubblicità che gli manda AdSense, il servizio pubblicitario di Google. La ripartizione dei ricavi è un terzo per lui e due terzi al gruppo di Mountain View, che opera sull’Italia tramite seicento connazionali assunti nella sede europea di Dublino. Alla fine Gangemi guadagna circa seicento euro al mese quando va bene, ma a Taurianova fanno tutta la differenza. È per questo che lui continua a scegliere contenuti favorevoli al governo e ai suoi temi preferiti: «Vado da quella parte perché funziona — ammette lui —. Se faccio un post a favore di Matteo Renzi al massimo ottengo un click, se scrivo contro gli immigrati viaggio molto di più. Siamo battelli a vela, cerchiamo di capire dove va il vento». La differenza è che allinearsi al vento contribuisce ad accelerarlo, così come comprare un titolo azionario solo perché sta salendo contribuisce ad alimentare una bolla speculativa. E non è chiaro che altre pagine «unofficial», anche più grosse di quelle di Gangemi, siano gestite con lo stesso candore della sua.

Forse questo ministero della propaganda a supporto di frazioni contrapposte andrebbe riorganizzato, sul modello di HYBRID ANALYTICA: LE NUOVE FRONTIERE DELLA PROPAGANDA RUSSA IN OCCIDENTE. iniziando a raccontare l’Italia che vorremo agli altri.

Scherzo sempre ma  la guerra ibrida, o guerra non lineare, è una forma di guerra che ai tradizionali strumenti bellici (aviazione, esercito, etc) affianca strumenti non militari (attacchi cibernetici, disinformazione, etc). Valery Gerasimov, Capo di Stato Maggiore delle forze armate russe e teorico dell’omonima dottrina, sottolinea come «il ruolo degli strumenti non-militari nel conseguimento di obiettivi strategici politici e militari è cresciuto e, in molti casi, questi strumenti hanno superato il potere delle armi in quanto ad efficacia».

Centrali all’interno della hybrid war sono i concetti di guerra informativa e di disinformazione. «La disinformazione – scrive Luigi Sergio Germani nel saggio Disinformazione e manipolazione delle percezioni: una nuova minaccia al sistema – paese, uno dei primi lavori in Italia su questi argomenti – era un tema centrale del pensiero politico e strategico del Novecento: l’epoca dei totalitarismi nazista e comunista, i quali la istituzionalizzarono come strumento di governo, praticandola nei confronti della propria popolazione, come evidenziò Hannah Arendt, che analizzò la natura profonda dei sistemi totalitari».

Il ritorno dell’information warfare russa come strumento di politica estera del Cremlino, dopo il crollo del Muro di Berlino e il dissolvimento dell’URSS, si è sostanziato in due fasi, la prima di consolidamento attraverso la ri-creazione dei media, la seconda attraverso il loro utilizzo in senso offensivo.

Il testo dell’articolo originale lo trovate qua

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