“Vago, ma eccitante”, scritto sul bordo della mappa concettuale contenente la prima idea di quello che sarebbe diventato il web. Un’annotazione secca di uno dei tanti informatici a caccia del sistema migliore per condividere e gestire documenti e informazioni all’interno della cittadella scientifica del Cern, l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare a Ginevra.

Era il marzo del 1989, giusto trent’anni fa. L’autore dell’appunto era l’informatico inglese Tim Berners-Lee. La sua paginetta, che diventerà celebre come il disegno dell’albero evolutivo tracciato nei taccuini di Darwin, finì sulla scrivania dell’ingegnere informatico Robert Cailliau, che diede subito a Berners-Lee i mezzi necessari per sviluppare quella prima idea.

Un anno e mezzo più tardi l’appunto era diventato un progetto strutturato a firma Berners-Lee e Cailliau. Una rete per trasferire dati e informazioni tra i computer del prestigioso centro di ricerca sulle particelle elementari, una rivoluzione nell’epoca in cui i file di dati venivano scambiati tra ricercatori copiandoli su un floppy disk e inviando questi ultimi ai colleghi con la posta interna. Per il Natale del 1990 Berners-Lee aveva sviluppato gli elementi oggi più che familiari del web (il protocollo http, il linguaggio di programmazione HTML, e l’indirizzo unico di ciascuna risorsa in rete URL) e il primo web server, browser ed editor: il World Wide Web.

Nel 1993, con una decisione storica, il Cern mise a disposizione di chiunque l’ultima versione del software WWW; il web divenne così di dominio pubblico. “La cultura dell’apertura del Cern –spiega il Direttore Generale, Fabiola Gianotti – fu un fattore chiave nella decisione del Laboratorio nel 1993 di rendere disponibile gratuitamente il web a tutti”. D’altra parte apertura e trasparenza sono tratti costitutivi del Cern, perseguiti con determinazione dai padri fondatori del Centro di ricerca, in particolare dal fisico Edoardo Amaldi, nello scenario postbellico dei negoziati per la creazione del Centro. In nome di quella esigenza di trasparenza e del rifiuto di vincoli di segretezza, Amaldi respinse l’ipotesi di qualsiasi ingerenza di natura militare e che l’Unione Sovietica potesse essere annoverata tra i soci fondatori.

Un segno simile si trova anche nel lavoro di Berners-Lee, che fin dall’inizio si impegnò per rendere disponibile a tutti il frutto delle sue intuizioni. Oggi che la rete è accessibile per quasi la metà della popolazione mondiale, è diventata anche veicolo di fake news e campo di battaglia degli haters, perciò il padre del web si batte per restituire alla rete lo spirito originario. [Fonte]

“In momenti cruciali come questo, le generazioni prima di noi hanno intensificato il lavoro insieme per un futuro migliore”, spiega, richiamando alla memoria momenti rivoluzionari della storia come la pubblicazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sul diritto del mare e il Trattato sullo spazio extra-atmosferico. Berners-Lee insiste con la proposta, avanzata qualche mese fa, di un vero e proprio Contratto per il web. Perché, scrive,“dal momento che il web plasma il nostro mondo, abbiamo il dovere di assicurarci che sia riconosciuto come un diritto umano, e finalizzato al bene pubblico”. [Fonte]

Qui la dichiarazione fatta da Tim Berners-Lee per il trentennale.