Era il 1943 e non si parlava ancora di minima lavorazione e di sodo, ma Edward H. Faulkner in un suo mitico libretto (dal titolo originale Ploughman’s Folly) sosteneva che l’uso universale dell’aratro è stato responsabile del tasso di erosione del suolo che l’America in quegli anni stava vivendo. «Nessuno – scriveva Faulkner – ha mai avanzato una ragione scientifica per l’aratura».

In effetti questo è vero, anzi tutti gli studi agronomici degli ultimi decenni, nonché le pratiche quotidiane delle migliaia di agricoltori in Italia e dei milioni nel mondo che hanno messo l’aratro in soffitta, confermano che arare in profondità (45-50 cm e oltre) – come testimoniato dalle foto che pubblichiamo scattate in Emilia – fanno molto male al terreno.

Zolle grandi come frigoriferi prodotte da un aratro trainato da un Caterpillar nella prima collina emiliana.

Le immagini, il testo derivano dal titolo omonimo che vi invitiamo a leggere visto che questa è solo una minima parte dell’articolo. L’ho riportata perché casualmente il riferimento bibliografico punta ad un progetto che mi sembra interessantissimo e che vorrei approfondire in un futuro: The Journey to Forever Project. Da non perdere è la Small Farm Library.