Tutto è stato detto nella cena di ieri sera. E’ per quello che andavo piano ed ero dispiaciuto di dare l’impressione di essere impacciato nell’approcciare quello che mi veniva offerto. L’esempio del vino non riconosciuto perché era verde ne è la massima rappresentazione. Quando mi succede è perché sto vivendo qualcosa di ‘nuovo’ e rallento per capire non intellettualmente ma direi fisicamente e infatti la sintesi mi viene molto dopo.

Il centro, che l’effluvio di parole di ieri forse non è riuscito a trasmettere, è che tutto quello che era in tavola, incluso il parmigiano, veniva da qualcuno di noto, era frutto dell’attività di qualcuno, direttamente presente in tavola o indirettamente citato come amico.

Interessante e spero che la memoria non sia fallace è che il nostro è pane umbro mentre quello che fa il mio amico è salato perché lui è danese. Il parallelo con il burro ci ho messo un po’ a farlo ma, anche se non fosse danese, l’importante era connotare i due pani con tracce del vissuto di ciascuno, facendo quasi andare in secondo piano l’importante farina che ci ha fatto incontrare.

Persino l’unico prodotto confezionato è stato utilizzato per discuterne e immerso nel piacere del citare chi te lo porta. L’etichetta è stata analizzata per quello che ci interessava e non come tratto distintivo di prodotto stesso.

Non credo che quella cena possa essere confezionata ma può essere solo vissuta e il tema è che come si può fare diventare un Prodotto (il maiuscolo indica si riferisce a qualcosa che è stato produttificato, qualcosa che è stato reso riconoscibile come prodotto ) chiaramente uscendo dalle produfficazioni esistenti come l’accezione del piatti tipici, dell’agriturismo che ti restituisce il sapore vero della vita e qualche altro pay off che adesso non ricordo.

Il tema è questo e credo che la soluzione, più semplice di quanto sembri, passi attraverso la creazione strumenti che lo rendano sempre più possibile non utilizzando il concetto di Prodotto che deve essere venduto ma quello del mettersi a tavola insieme parlando di come si può fermare gli effetti devastanti del maiale e del lupo: collaborando.

Questo avviene già, con i semi, con lo scambio di strumenti, competenze e lavoro ma non viene percepito come tratto distintivo, non da quelli che lo praticano ma da quelli che ancora non lo conoscono e quindi non essendo distinguibile non è sceglibile, non può essere emulato, non posso dare una mano a quelli che lo fanno, non posso aggiungermi a loro anzi potrei commettere l’errore di comprarlo.

E’ per questo che ho parlato a lungo del come è possibile rappresentare una collaborazione non tanto come forma di rappresentazione ma per potergli dare la capacità di essere individuato.

Forse è un percorso che è inutile percorrere ma credo che questo sia vero solo se quelli che lo stanno percorrendo ne sono convinti, se si bastano a loro stessi. Se questo non fosse vero, dovrebbero utilizzare quel metodo che hanno introiettato per fare diventare riconoscibile il tratto che lo distingue ma, utilizzare quel metodo, vuol dire semplicemente fare.

Mi fermo qui perché il resto è nell’effluvio.