Qualche giorno fa è uscito un nuovo report, Everyone at the Table, del  High-Level Expert Group, un gruppo di esperti che è stato incaricato di esplorare le esigenze, le lacune e le opzioni per rafforzare l’interfaccia internazionale tra scienza e politica per la trasformazione dei sistemi alimentari.

Le raccomandazioni del gruppo di esperti hanno lo scopo di ispirare e informare le parti interessate su come rafforzare le interfacce internazionali tra scienza e politica per una migliore governance dei sistemi alimentari. La trasformazione del sistema alimentare è più che mai necessaria, come dimostrano l’attuale crisi alimentare innescata dall’invasione dell’Ucraina e le sfide legate ai cambiamenti climatici,

Il gruppo di esperti ha concluso che questa trasformazione deve essere sostenuta meglio attraverso interfacce scienza-politica-società più ambiziose e interconnesse. La relazione include le raccomandazioni del gruppo di esperti e i percorsi necessari, come la governance multilaterale, le task force multisettoriali e una rete di reti.

Ne consiglio fortemente la lettura perché il tema che pongo da molto tempo a proposito dell’uso della tecnologia informatica come base per trasformare i food system attuali viene approfondito e declinato all’interno di un sistema di relazioni che includono anche l’accento che abbiamo messo più volte sulla centralità del luogo.


Tra poco verrà presentato l’Atlante del Cibo della città Metropolitana di Roma. Cercando in rete ho trovato, degli stessi autori il Piano del Cibo di Roma Capitale che vi consiglio fortemente di leggere. La lettura di questo e del documento della Comunità Europea è interessante perché si intreccia con quanto stiamo cercando di proporre da tempo e visto l’autorevolezza delle fonti è possibile leggere la nostra proposta utilizzando come cartina di tornasole quanto loro propongono.

Visto anche il destinatario della proposta, potremo dire che il documento romano possa essere una sorta di anticipazione delle buone pratiche proposte dalla Comunità Europea. Se concordiamo su questo punto possiamo pensare che la sua analisi ci permetta di approfondire meglio le analogie e le differenze con quanto fatto da noi finora e su cosa dovremo fare per essere compliant sia con quanto l’Europa propone e l’Italia fa.

La prima immagine non lascia dubbi su quanto il cibo possa essere visto come il punto di vista privilegiato per ripensare i bisogni e in fondo gli elementi qualificanti di una comunità. La relazione con gli SDG per la promozione di modelli sostenibili di produzione e consumo è ampiamente certificata e sottolinea l’esigenza di indurre le comunità ad utilizzare le azioni che perseguono questi temi per dare una prospettiva di futuro all’umanità.

E’ interessante osservare quali sono le tassonomie che hanno utilizzato per descrivere l’ecosistema oggetto di osservazione. E’ evidente sia la centralità delle filiere che le relazioni che devono essere intessute tra chi vende e chi produce. I due lati vengono analizzati sia individualmente che nel loro insieme quando li si inquadra come Alternative Food Network. La sovranità alimentare è inutile dire che è un’ottimo strumento per canalizzare le energie delle comunità e dei locali.

L’individuazione degli stakeholders è altrettanto significativa ed è mappata sulle tassonomie che organizzano l’analisi.

L’obbiettivo è di fare delle interviste per ottenere un report. E’ evidente la coincidenza con lo schema proposto dalla Comunità Europea e riportato sopra. Essendo un’analisi conoscitiva è interessante vedere le domande proposte.

Le pagine successive danno un elenco delle elaborazioni, supponiamo di cursa.it o di data.labmito.com, che hanno ottenuto dalle analisi di questi dati ed è interessante soffermarsi sulle modalità di presentazione che hanno utilizzato e che per iniziare quel percorso di comparazione tra queste modalità di intervento e quello che noi abbiamo fatto finora l’immagine che vedete è tratta dal rapporto mentre il link a cui rinvia è qualcosa di analogo che ha fatto Ciboprossimo finora. A proposito se volete approfondire come è fatto il sistema delle mappe leggete questo articolo. Sono ancora vive e vegete ma occupano un posto meno centrale nella nostra visione anche se i concetti per le quali sono nate permeano ancora le nostre applicazioni anche se in modo diverso. Da centrali sono diventate funzionali legate a singoli elementi in tutta l’applicazione. Questa struttura basata su mappe l’abbiamo fatta più di 6 anni fa.

Una mappa sulla densità di popolazione e la relativa soluzione di Ciboprossimo

Nel report gli attori sono geolocalizzati. Anche in ciboprossimo tutti gli attori sono geolocalizzati ma questa informazione viene utilizzata in molte modalità oltre a quella della presenza territoriale vera e propria.

Da una parte gli operatori locali. Su Ciboprossimo le persone a cui può connettersi Piccola Bottega Merenda. La mappa è in fondo

La sovranità Alimentare della Città Metropolitana di Roma è un ottimo stimolo per ragionare. L’abbiamo utilizzata molto tempo fa come strumento per progettare e già lì la struttura di rappresentazione era utilizzabile in tutti i contesti italiani e non solo riferita alla città di Roma. Nella nuova struttura questa modalità di rappresentazione è stata legata a tutti i protagonisti mappati dando a ciascuno di loro l’opportunità di utilizzare questa informazione per agire sul territorio in cui operano.

Fabbisogno alimentare potenziale di Roma e la stessa info legata ad un’attore su Ciboprossimo.

Non è una competizione ma l’utilizzo di quanto sta accadendo in questi giorni per leggere che cosa Ciboprossimo ha fatto in questi anni e che cosa dovrebbe fare nel futuro perché quanto ha predicato non venga visto come indicazione di un razzolare male.

Le similitudini sono molto evidenti e se non fossero le date a dire che l’abbiamo fatto molto tempo fa sembreremmo dei cloni di quanto sta succedendo o degli visionari troppo in anticipo. Nulla di tutto questo anche noi abbiamo imparato queste best practice da quello che alcuni nostri amici stavano giù facendo in ambito accademico e ci abbiamo aggiunto le nostre competenze specifiche nel trasformare i dati in informazioni legandoli dinamicamente agli operatori economici che abbiamo sempre messo al centro della nostra visione del mondo.

Mantenendo il parallelismo anche noi abbiamo detto che la necessità di cambiare come mangiamo è così impellente che c’è bisogno di avere una visione complessiva che va condivisa con chi poi deve fisicamente farlo. Abbiamo declinato quanto detto finora in una contrapposizione tra Grande Distribuzione Organizzata e sistemi distributivi locali non a caso perché come i flussi hanno reso paradigmatico come vediamo l’accesso al cibo oggi le relazioni, il neomutualismo sono le chiavi per avere un cibo che ci garantisca un domani. Sarà un caso ma l’articolo che descrive le motivazioni per agire si chiama L’informazione geografica e il supermercato.

Abbiamo prodotto del software, facendo evolvere quelle mappe di cui abbiamo già parlato, in qualcosa di ancora più dinamico. Trovate il tutto sotto ciboprossimo.net locali.ciboprossimo.net abitanti.ciboprossimo.net.

Non l’abbiamo solo scritto ma sono mesi che proviamo questo software dal vivo con dei nostri amici. Questa fase è stata molto importante perché la principale differenza che esiste tra quanto abbiamo visto fare da queste strutture istituzionali e noi non è nei dati che si ottengono e con i quali si sensibilizzano le comunità ad operare, che avete visto essere molto simili, ma dalle modalità con cui questi si ottengono.

Per la città di Roma l’indagine è fatta da operatori esterni che per mesi dragano la città per ottenerne una rappresentazione che la città potrà utilizzare per cambiare se stessa. Noi crediamo che mettendo a disposizione degli operatori degli strumenti che gli permettano di fare quello che hanno bisogno la mappatura sorgerà per motivi endogeni, perché serve a loro per connettersi, e verrà manutenuta fino a che loro la utilizzeranno. Gli strumenti che avete visto veicolano esattamente gli stessi contenuti ma la platea a cui sono esposti è molto più ampia di quella presente ad una presentazione ad un’amministrazione e soprattutto il tempo di esposizione è molto più lungo perché viene riproposto ogni volta che qualcuno interagisce. I concetti di filiera e di sovranità alimentare dei luoghi fruiti dagli abitanti degli stessi sono strumenti utili a trasformare relazioni potenziali in legami reali. Una volta che la relazione è stabilita, visto che è stata creata tramite uno strumento software, facendo evolvere questo aumenterà la quantità di conoscenza che viene trasferita tra i soggetti connessi.

Le reti sono entità con delle regole precise. Il software descritto è una rete terza che abilita le connessioni tra le comunità e tra i componenti di questi. La sperimentazione ci ha permesso di capire meglio come funzionano e quali sono i motivi che fanno da leva alla loro espansione, viralità, e quelli che inibiscono il loro funzionamento. Il dilemma dell’Uovo e della Gallina rappresenta benissimo la relazione che esiste tra un software che implementa una rete e gli utenti che lo usano.

Chi giunge sin qui si domanderà del perché ho scritto tutto questo. Se quello che abbiamo fatto è perfetto e migliorativo di quanto detto perché parlare della brutta copia. Purtroppo non è così perché gli argomenti posti dalla Comunità Europea e quanto fatto per l’Amministrazione di Roma enucleano l’elemento centrale che è quello di incontrare una comunità e convincerla ad agire perché quanto gli SDG dicono si avveri. A questo tema abbiamo dedicato due interventi uno utilizzando l’esempio di una comunità francese che ha fatto questo percorso anni fa : Notre Dame des Landes e l’altro più incentrato sui temi motivazionali dove abbiamo pensato che la metafora utilizzata da Yellow Submarine descrivesse bene le difficoltà da affrontare.

Insomma quello che stiamo facendo è in linea con quello che deve essere fatto, almeno a sentire gli esperti istituzionali. Esiste un software, testato e funzionante che implementa un data collecting in linea con quanto richiesto partendo dalle esigenze delle persone che sono protagoniste del cambiamento necessario. Sappiamo che dobbiamo coinvolgere le comunità e abbiamo abbozzato anche come farlo nel rispetto di tutti gli stimoli sin qui elencati che cosa ci manca?

Credo che manchi quanto ho cercato di colmare con questo articolo: fare in modo che le persone riconoscano quanto hanno a disposizione in un qualcosa che gli è noto. E’ per questo che ho connesso quanto fatto con qualcosa che hanno già incontrato come uno studio della Comunità Europea o un intervento di ricerca per un Ente Istituzionale italiano.

Spero di esserci riuscito e rimango a disposizione per tutti i chiarimenti necessari. Spero che gli enti utilizzati come cartine di tornasole non se abbiamo a male e se anche dovesse essere parso non c’è nessun elemento di critica nei loro confronti, anzi semmai la richiesta di un confronto ove lo ritenessero necessario.